Muore la parola
appena è pronunciata:
così qualcuno dice.
Io invece dico
che comincia a vivere
proprio in quel momento
Emily Dickinson
Emily Dickinson
E lunghe ore a ingannarci così
a dire lui e lei, sempre gli altri
e i palliativi sono sempre tanti per non ammettere che siamo qui
e Charlie Brown e Mafalda e la scuola
storie un po’ vere a volte inventate
nei pomeriggi d’inverno e d’estate
di strani voli su una parola
Quando cantavo Plaisir d’Amour
tu mi guardavi e ridevi più forte
non lo capivi che ti facevo la corte
o forse capivi e la furba eri tu
e mi hai sospeso su un filo di lana
e mi ci terrai ancora per molto
giovane amore, fiore non colto
o forse sì, ma da un’altra, mano
E chi lo sa se anche tu mi vuoi bene
a volte credo di esserne certo
a volte invece sembra tutto uno scherzo
fuggono gli occhi come falene
amica mia sorella speranza
quello che vuoi io non ti dirò
quello che voglio non ti sentirò
quello che c’è dietro l’indifferenza
E tutto è morto e tutto è ancor vivo
e solamente tutto è cambiato
quello che provo l’ho sembre provato
e credo ancora in ciò in cui credevo
e il fiocco nero è l’unica cosa
che mi è rimasta con la malinconia
ma insieme a questa stanca anarchia
vorrei anche te, amica mia
Ma dimmi tu non è meglio così
immaginare ed illudersi sempre ?
qui ad aspettare qualcosa o niente
qui ad aspettare un no o un sì
che in ogni caso sarebbero fine
di tutto questo che almeno è un ricordo
così studiato giorno per giorno
fatto di tanti cristalli di brina
Tra il sonno e il sogno
tra me e colui che in me
è colui che suppongo,
scorre un fiume interminato.
È passato per altre rive,
sempre nuove più in là,
nei diversi itinerari
che ogni fiume percorre.
È giunto dove oggi abito
la casa che oggi sono.
Passa, se io medito;
se mi desto, è passato.
E colui che mi sento e muore
in quel che mi lega a me
dorme dove il fiume scorre –
questo fiume interminato.
F. Pessoa
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